Music by Fabio Napodano a.k.a. It-Alien

New photoset: "piena luce" ("full light")

2010-05-24 by

I have published a new set with photos of my backyard at daytime.

It is available here (it is a Facebook link, but you don’t need to be a Facebook user or a friend of mine to see them).

piena luce

New photoset: "cieli" ("skies")

2010-05-24 by

I have published a new set with photos of skies I have taken from time to time.

It is available here (it is a Facebook link, but you don’t need to be a Facebook user or a friend of mine to see them).

cieli

Bovine Music Show to play "La femme et le chien" on June 1st 2010

2010-05-24 by

Again, Bovine Music Show will play a song of mine on its weekly podcast.

This time, the choosen song is La femme et le chien, a quite minimalist jazz quartet (piano, trumpet, upright bass, drums).

Bovine Music Show site

riguardo il governo dell'Italia

2010-05-18 by

L’Italia:

muore un italiano in Afghanistan mentre il governo è di destra e la sinistra si indigna e vuole che si metta fine a questa inutile carneficina, ma il governo ha i numeri per votare il rifinanziamento nonostante le vibrate proteste dell’opposizione.

E tu pensi: “criminali”.


muore un italiano in Afghanistan mentre il governo è di sinistra, ma la missione deve andare avanti, ché ritirarsi ora sarebbe peggio, ecc., e quindi si vota il prolungamento della missione ma la destra si astiene.

E tu pensi: “buffoni”.


E il Capo dello Stato che sta in mezzo che fa, cincischia? si indignasse anche lui, ohibò!



a voi la scelta.

Riguardo le Borse

2010-05-14 by

Naturalmente non intendo parlare dell’ultimo grido degli accessori cari alle donne ma dell’istituto finanziario del mercato azionario.



È ormai da due anni che, volenti o nolenti, tutti noi ne seguiamo le vicende altalenanti, da quando insomma è iniziata la famosa “crisi” che tanto ci sta facendo penare.



Dilungarmi sulle possibili cause e soluzioni non è certo nelle mie capacità ed intenzioni; come spesso mi accade, invece, non riesco a stare zitto di fronte alle semplificazioni che la stampa fa per farci capire qualcosa o forse non farci capire niente.



C’è una frase in particolare che leggo o ascolto spesso ultimamente quando c’è un forte calo delle quotazioni azionarie: “bruciàti in una sola seduta *x* miliardi”.



Per me è impossibile non scatenare immediatamente il mio immaginario e vedersi formare in mente l’immagine di decine di uomini che febbrilmente inforcano balle di banconote e le buttano in enormi fornaci, ed è naturalmente proprio questo lo scòpo primario delle notizie: impressionare il nostro immaginario, se ne abbiamo ancóra uno, di modo che questa immagine possa imprimercisi bene in mente, così che la prossima volta non potrà più stupirci e lentamente ci assueferemo ad essa.



Se dunque l’altroieri vennero bruciàti in una sola seduta 183 miliardi, leggo or ora che oggi ne abbiamo ahimé bruciàti soltanto 166; parliamo di un calo netto di un bel 10%! È dunque con sincera preoccupazione che debbo sentirmi di spronare i pur alacri omini inforcatori acciocché domani si adoperino per fare in modo che si brucino molti più miliardi.



Ricorderete la mestizia con la quale i giornalisti si resero presto conto del fatto che, con l’introduzione dell’Euro, sarebbe stato ben più difficile poter parlare di miliardi come si faceva ai bei tempi della Lira; anzi, allora ci si poteva riempire addirittura la bocca con le migliaia di mliardi. Migliaia. Nei casi più disperàti come quello del nostro debito pubblico, si poteva addirittura rimanere stupefatti di fronte al pensiero di uno o due milioni di miliardi; numeri che, seppure alla portata quotidiana di un astrofisico, fanno effettivamente impressione al comune uomo abituato come noi a contare ancóra in decine i propri guadagni quotidiani.



Immaginate dunque la gioia con la quale hanno accolto queste notizie di un globo subbugliante che, pur girando esclusivamente per trasmettere al denaro la necessaria forza centrifuga per circolare a propria volta, non si fa scrupoli a bruciarne in un sol giorno una quantità che ci lascia incapaci di darle una pur vaga dimensione.



Dopo questo breve ma intenso cappello introduttivo, veniamo finalmente alla chiave di quel che volevo dire, che poi come da mia prassi è ben più breve del cappello stesso. I giornalisti, quando parlano con maraviglia incontenibile di queste cifre, dimenticano di spiegarci due cose:



1) facendo l’esempio di prima, in cui ho détto che 2 giorni fa sono andati combusti 183 miliardi contro i 168 di oggi, qualcuno sembra dimenticarsi quindi che, in realtà, nel giorno di mezzo i mercati sono “esplosi” in positivo recuperando ben più di quello che avevano perso, per cui, invece di 351 miliardi di Euro ne abbiamo al più bruciàti “soltanto” 15. In tutto il mondo, eh.



2) il secondo, ben più misterioso concetto è quello che riguarda il cosa significhi, alla fine della fiera, che questi soldi sono stati bruciàti. Non vorrete davvero che esistano gli omini delle fornaci, no? E allora pensiamo per un momento a cosa vuol dire che la Borsa subisca un calo del, che so, 5%.


Vuol dire che ieri un tizio ha comprato delle azioni a 100 e, porello, oggi per una congiuntura sfavorevole ha dovuto rivenderle a 95. Ma un momento: il fatto che lui le abbia comprate a 100 significa che qualcuno a 100 le ha vendute, per cui se chiamiamo A colui il quale le ha vendute ieri, B quello che le ha vendute oggi e C quello che le ha comprate e ponendo a 100 i possedimenti azionari e pecuniari di ciascuno dei tre al giorno zero, cosa otteniamo dopo i passaggi dei due giorni?



Giorno Zero:
A ha 100 in azioni

B ha 100 in denaro

C ha 100 in denaro

Totale denaro: 200



Giorno Uno:
A ha 100 in denaro

B ha 100 in azioni

C ha 100 in denaro

Totale denaro: 200



Giorno Due:
A ha 100 in denaro

B ha 95 in denaro

C ha 95 in azioni e 5 in denaro

Totale denaro: 200



Sono le azioni ad aver perso il loro valore, ma il totale del denaro contante è rimasto immutato. Io è questo che non capisco. Se dunque abbiamo dato fuoco a qualcosa, è un qualcosa il cui valore è fittizio o comunque ormai valutato in maniera del tutto slegata dall’effettivo metro che andrebbe usato, restando invece vittima della pura speculazione



Forse siamo finalmente giunti al punto in cui nazioni e speculatori arriveranno ai ferri corti. La cosa triste è che stiamo “scoprendo”, dopo avergli salvato il culo incamerando il loro debito, che gli speculatori che ora il culo ce lo fanno sono proprio gli stessi cui lo abbiamo salvato, e forse un nuovo giorno scopriremo che colòro i quali dicevano che ci avrebbero salvàti dalla crisi con una serie di léggi e di tasse, sono sempre loro, i famosi speculatori.


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