New song by It-Alien: "Mind Layers"

2014-01-18 by

A new song by me has been released: “Mind Layers”.

It is a dark ambient composition in which many layers combine almost cyclically in order to generate a complex continuous flux.

the song has been made using Renoise 3.0 and the project file (XRNS format) can be downloaded from the link below.

you can also listen to the song on SoundCloud:

Download MP3 (4:04min, 2048MB)

MP3
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XRNS (Renoise 3.0+)
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New song by It-Alien: "Thought (2013 version)"

2013-12-22 by

a new song by me has just been released: “Thought”.

it will be featured as demosong for Renoise 3.0, which has just entered beta stage (for registered users only).

it is a mixture of so many electronic genres that I’m bored to list them.. just expect abrupt and continue changes in time and mood as always..

the song can be donwloaded in MP3 and XRNS (requires Renoise 3.0 or above) formats, and you can also listen to it on SoundCloud:

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a lezione..

2013-09-07 by

aver assistito dal vivo ad una “lezione” di Uto Ughi che spiegava le Quattro Stagioni di passo in passo mentre le suonava insieme all’orchestra mi ha fatto ricordare quanto possa essere più bello assaporare un’opera d’arte conoscendone meglio i dettàgli creativi, in maniera meno immediata di quanto si è soliti fare, in particolare oggigiorno.

spesso si sente dire che la vera arte è immediata ed arriva a tutti. a mio avviso, molta arte necessita di una mediazione e di una educazione per essere capìta, perché è complessa e piena di sfumature che si apprezzano volta dopo volta.

non per questo le spiegazioni devono essere complesse: Uto Ughi è stato semplice, ha coinvolto, ha accompagnato la musica senza appesantirla, pur spesso parlando mentre suonava.

e ci ha salutati con un semplice “ciao”.

PS: un pensiero va al genio che come bis ha chiesto a gran voce il “chiaro di luna” ad un’orchestra sinfonica.

New song by It-Alien: "Strange Feelings"

2013-08-31 by

(very) loosely based on experimental electronic song of mine created back on 1997.

almost completely new, but still strange.

also available on Soundcloud:

Download MP3 (4:58min, 2048MB)

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"impro"

2013-04-30 by

ieri mi sono ricordato di quella lunga estate di un paio di anni fa in cui ad Avellino è andato di moda nei locali il cosiddetto genere “impro”, con tutte le sue poliformi varianti tipo “impro-jazz”, “impro-noise”, “impro-babil”, “impro-ponibil” e chi ne ha ne metta.

per il gestore del locale indubbiamente un’ottima idea: dare una tromba o una chitarra in mano ad un passante ubriaco e, senza doverlo per questo pagare, farlo attorniare di un pugno di wannabe-ubriachi paganti.

non so bene il perché, ma assistere a quegli “spettacoli” era ottundente più o meno come lo scorrere foto su di un tablet col ditino al ritmo di 2 foto al secondo: stavi lì ad osservare senza capire, forse domandandoti se fóssi tu l’unico a non capire o semplicemente tu l’unico non-ebbro/non-fumato/non-qualcosa. sembrava di assistere ad una sòrta di nouvelle-vague in forma musicàle, con l’aggravante di esserci fisicamente e quindi di respirare fumo (di varia natura) ed alcool.

di quell’estate non resta molto: colòro i quali hanno dato vita a questo momento “impro” sono tornati a fare quello che facevano prima (indovinate; non certo suonare); alcuni di loro forse sono già stati piazzàti in banca o presso lo studio del padre, non saprei; per saperlo dovremo restare in attesa della prossima moda musicàle per fare l’appello e vedere chi manca.

dopo essere passàti perlopiù indenni attraverso la moda della techno minimale “suonata” da noi giovani universitari che giriamo le rotelline di Ableton Live e questo delirio “impro”, ci è toccato poi farci largo tra le tribute band. con i sempre più ristretti spazi offerti alla musica live oggi in città, a quanto pare il presente è il cantautoriale acustico e la sperimentazione in forma di duetto o trio (due bassi e batteria, due batterie e corno francese, radiofrequenzimetro e peretta da clistere).

con la stessa inflessibile serenità un po’ perplessa che ci contraddistingueva agli albori della “minimal” proposta da chi fino al giorno prima vestiva di dreadlock e stracci e professava il luddismo, assisteremo composti al compiersi di un altro viaggio senza meta.


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