All'interno del ricco quadro delle diverse scienze umane, spicca
fulgente da tempo la sociologia.
Cos'è la sociologia?
Premesso che questa domanda andrebbe formulata ad un sociologo, ritengo
che una risposta plausibile sia "l'insieme dei sistematici
studi e delle analisi comportamentali effettuabili su gruppi organizzati
di persone la cui espletazione, pur essendo operata mediante approfonditi
sforzi di categorizzazione, sarebbe egualmente attuabile tramite il
buon senso".
La sua intenzione dovrebbe essere quella di porci di fronte alle
imbarazzanti verità che compongono l'intreccio della nostra società,
ma invero mai ho avuto modo di ascoltare un sociologo che avesse una
capacità di analisi superiore a quella di un essere pensante.
Con questo non voglio dire che il sociologo sia in possesso di
facoltà inferiori a quelle di un essere umano di medio rango, ma
il problema è che esse non devono essere necessariamente superiori,
come da un analista invece ci si aspetterebbe.
Come puo dunque ergersi a scienza un qualcosa che
è pura e semplice evidenza?
Semplice: basta istituire una facoltà universitaria e scrivere
una sufficiente quantità di pubblicazioni che la riguardino,
sull'esempio valido e riuscitissimo della scienza della comunicazione.
Quali insegnamenti la sociologia sia in grado di comunicare
non ci è dato di sapere, se non una volta iniziati a far parte
della ristretta (ma poi neanche tanto) cerchia dei suoi meticolosi
studiosi.
D'altro canto, comunque, poter finalmente dare
nomi difficilmente memorizzabili ai comportamenti sociali è
una necessità alla quale chissà come fino all'era
pre-sociologica abbiamo rinunciato, e non vi è effettivamente
altro modo valido di riempire gli spazi vuoti di un TG di un
giorno in cui non molto sia accaduto che affidare a un perito sociologo
l'analisi dei fatti odierni.
Vi potreste chiedere a che pro scagliarsi con tanta forza contro
questa categoria di persone (le quali hanno comunque pieno diritto di
replica
in questa stessa sede). In effetti non avrei toccato
l'argomento se non fosse stato perché mi sono trovato più volte,
mio malgrado, a sentir dire che eventi come l'ormai
onnipresente "Grande Fratello" televisivo sarebbero
un argomento valido per una tesi di laurea in sociologia.
Perché non scrivere una ben più originale
ed interessante tesi sulle tesi di laurea in sociologia?
Svanito dunque l'ultimo barlume di rispetto reverenziale nei confronti di
un dottorato che io non sarei comunque in nessun modo
in grado di ottenere, ho deciso di scrivere quanto avete letto
e leggerete.
Siamo dunque giunti al punto
in cui un format televisivo mondiale, una infernale macchina da soldi
che soldi produce anche nello sbeffeggiare se stessa (v. Mai dire
Grande Fratello) debba essere giustificata mascherandola da
fenomeno sociale, diventandolo prima ancora di esserlo?
A parte le comunque ovvie considerazioni che si potrebbero fare sul se
sia meglio guardare la vita di un altro in TV
o averne una propria, il che ci porterebbe a discutere anche su quanto
i Media abbiano a cuore la nostra creatività e la nostra
diversità (sarebbe forse questa
vera sociologia?), preferisco concludere con una confortante citazione
pervenutami da una anonima ventura sociologa, la quale ha affermato,
rassegnatasi alla mia irrequieta ed ostentata
non conformità, che "ognuno ha le
proprie opinioni".
Se prima non ero molto convinto di questa frase, ora che a dirmela
è stata una sociologa in erba, sono più di prima convinto
che "qualcuno ha le proprie opinioni,
gli altri hanno le Loro"...
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