Pulce.     21/03/2005

Oggi ero al mercato.

Al mercato, la cosa non vi stupirà, c'era un mercante.

Il mercante, non vi stupirà nemmeno questo, disincantàti come siete, aveva un orecchio; da mercante.

Nell'orecchio, non dovrei nemmeno dirvelo, c'era una pulce.

Il mercato, lo avrete capìto, era quello delle pulci.

La dispettosa pulce, balzellon balzelloni, dall'orecchio del mercante in fiera, ben fiera della scelta, è saltata nel mio orecchio, facendomi sorgere la seguente questione:

Questo mercato, come tutti i mercati che si rispettino, (benché io non sappia se i mercati si rispettino o meno; di sicuro mi rispettino più facilmente io), si svolgeva in una piazza.
Piazza con relativa chiesa, con relativa curia, con relativa furia, ma anche con relativa calma.
Nella curia c'è un curato malato di curiosità, ma non mi curo di chi sia, né se sia siamese, né se sia senese. Se ne sa, invero, ben poco di chi sia il curato malato.
Ciò che m'interessa, invece, è questo: se il curato malato guarisse, sarebbe ancóra curato? Da chi? E perché?

Prevenire è meglio che curare, si sa, ma allora meglio essere prevenuti che curàti, scopriamo oggi.

Ma in fondo era l'uovo di Colombo, che non so perché sarebbe nato prima dell'uovo di gallina, che c'era prima della scoperta dell'America, che da allora è più fredda nonostante l'effetto serra, e poi l'uovo verrebbe prima del pulcino ma forse dopo la pulce, che viene dopo l'orecchio, che viene dopo il mercante, che dunque previene meglio del curato.

Il cerchio si è chiuso, intorno alla mia testa, a mo' di aureola:
Sono più santo del curato, ma non ne faccio un vanto.

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